Chi sono

Francesco Maria Caberlon è un artista italiano nato a Vicenza nel 1963, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, opera e risiede a Vicenza. Esordisce giovanissimo nel 1986 in una mostra collettiva, da allora, l’attività assume spessore esponendo in gallerie pubbliche e private in varie città italiane di rilevanza Venezia, Milano, Firenze, Roma..Reggio Calabria, Bologna..ed altre minori.

Artista medialista, si dedica particolarmente al linguaggio, ha sviluppato e costantemente sviluppa, una ricerca pittorica in cui sperimenta l’influenza e la sedimentazione dei linguaggi mediatici nella percezione esistenziale dell’individuo, recuperando una figurazione neo-pop legata alla decorazione e al design Postmoderno.

La centralità degli studi di Francesco Maria Caberlon, si concentra sull’oggetto quotidiano, assunto a soggetto dell’opera, a testimone dell’immaginario collettivo prima ancora che individuale.

L’orgia cromatica e formale, di cui Ettore Sottsass è maestro sul fronte del design, sembra in qualche modo sottendere la pittura del maestro vicentino. Gli oggetti, i decori, le tipologie ed i materiali in apparenza disparati ma legati a stilemi omogenei, sono fondante orizzonte mnemonico di Francesco Caberlon.

Affascinato dagli oggetti di Sottsass e di altri designer come Mendini e Pesce, l’artista Francesco Caberlon si appella alla capacità di sovraccaricare la mera funzionalità con trasgressivi valori estetici che conducono l’oggetto sul terreno della scultura, quindi di una creatività potenzialmente fine a se stessa.

E’ la memoria di questo oggetto non recuperato secondo il principio della citazione tout court ma con mozione affettiva che entra vivacemente nell’impianto pittorico.

Tutto ruota intorno a singoli elementi della nostra funzionalità quotidiana – tavoli, sedie, armadi, vasi, lavagne, televisori …identificati nella loro valenza linguistica e semantica; la dimensione archetipica dell’oggetto, sottesa al valore simbolico dello stesso, scompare nell’annullamento della distanza storica.

Ciò che sopravvive è il mero senso della contemporaneità, l‘hic et nunc di una visione domestica proiettata in uno spazio de-funzionalizzato e surreale, vivacizzato da tonalità matissiane.

Ben avulsa da ogni intento di serializzazione, la ricerca artistica di Caberlon, denota in ogni modo una certa fissazione. E’ possibile leggervi ciò che Dorfless ha recentemente definito come “il ritorno all’oggetto” e la riscoperta della sua identità, dettato dall’incessante processo di miniaturizzazione, fusione e conglomerazione di molti prodotti dell’industria, tendente alla scomparsa degli stessi, quindi alla loro smaterializzazione.

Nel lavoro di Francesco Caberlon, tavoli, sedie, vasi ed altro, assumono i ruoli da testimoni di un evento, di un’azione consumata dall’uomo nello spazio suggerito dal dipinto.

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L’oggetto, ridotto a icona, ormai avulso dalla sua tridimensionalità, diviene impronta, segno di una narrazione senza soluzione di continuità.

All’artista interessa concentrare l’attenzione sulla complessità della situazione dipinta, sull’atmosfera generata, sul disordine o sull’ordine lasciato dall’uomo.

La contrapposizione tra le due situazioni suggerisce, quella tra le tracce gestuali assolutamente libere e quelle indotte e razionali, che dettano linee di fuga, orizzonti e formalismi oggettuali.

L’universo suggerito da Francesco Caberlon, sembra in procinto di caduta, appare sorretto da un equilibrio precario, sedimentato in un’incertezza tutta contemporanea, alla quale, fa da contraltare la forza d’urto dei colori primari, delle tinte squillanti e invasive.
CABERLON FRANCESCO TEIERA

Tale connubio, tra precarietà da un lato e toni imperativi dall’altro, si eleva ad esaltazione dell’effimero. Nasce così, un mondo surreale dove la presenza dell’uomo è rigorosamente preclusa, ludicamente demandata agli oggetti d’uso quali frammenti della sua esperienza, come reperti dell’oggi.

“Il Televisore” sghembo munito di zampe, saltella in uno spazio azzurro: la misteriosa volta celeste del pittore dell’antichità, nel contempo la via eterea della comunicazione mass-mediatica.
CABERLON

“L’Armadio verde e l’Armadio rosso” si puntellano su un terreno improbabile, impalpabile in un’atmosfera di fondo; è il tripudio dell’oggetto immagine, dal quale l’artista produce nette zumate dissolvendo l’habitat circostante in una sottile e maculata pigmentazione.

Nella serie degli “Interni e delle Stanze”, la dichiarata dimensione domestica è ironicamente negata, si apre a territori futuribili, a paesaggi dilatati e per lo più divisi in due fasce da una ricorrente linea d’orizzonte, che ricorda le strisce dei cartoons o certi spot pubblicitari della televisione anni 50. In queste campiture tendenzialmente àplat, gli oggetti ed i segni determinano una vibrazione sotterranea, un’animazione fondata sulla geometria irregolare.